Zone allenamento e addestramento cani e gare cinofile

  1. La Giunta provinciale, allo scopo di promuovere l’addestramento e l’allenamento dei cani, l’educazione cinofila e venatoria dei cacciatori, il recupero dei territori marginali e la riduzione dei prelievi della selvaggina riprodotta allo stato brado, sentito il CTFVP, autorizza la costituzione di zone di addestramento cani affidate alle associazioni venatorie riconosciute a livello nazionale, alle associazioni agricole riconosciute, ai gruppi cinofili dell’ENCI, limitatamente alle seguenti specie riprodotte in allevamento artificiale od in cattività appositamente liberate: fagiano, starna, pernice, colino, quaglia, lepre, cinghiale, germano reale ceppo domestico.
  2. La superficie complessiva delle zone addestramento cani non può superare l’1 per cento del territorio agro-silvo-forestale provinciale; quello di una zona non può essere superiore a duecento ed inferiore a venti ettari. Nelle zone con superficie inferiore a cento ettari è consentito l’addestramento dei cani da ferma, in regola con l’iscrizione all’anagrafe canina, con l’azione di recupero cinofilo per la sola specie quaglia, purché di allevamento ed appositamente liberata nell’imminenza della prova addestrativa. Tale attività è consentita nel solo periodo l giugno – 15 settembre ed unicamente a coloro che sono in possesso di apposito tesserino cinofilo, debitamente compilato, predisposto dall’Amministrazione provinciale territorialmente competente e rilasciato per il solo tramite dei gestori delle zone di addestramento dei cani. Il tesserino deve contenere i dati anagrafici dell’addestratore e gli estremi dell’iscrizione del cane all’anagrafe canina. In ogni provincia il territorio destinato alle zone di addestramento cani dovrà essere ripartito equamente tra gli aventi titolo.
  3. Per il conseguimento dei fini previsti al comma 1, nelle zone addestramento cani aventi superficie superiore a cento ettari è consentita, a partire dal l settembre e fino alla data di chiusura generale della caccia, l’attività cinogetica, con facoltà di sparo, alle specie indicate nel comma 1 del presente articolo provenienti da allevamento artificiale o in cattività ed appositamente liberate. Dopo il suddetto periodo tale attività è consentita esclusivamente con le quaglie di allevamento liberate nell’imminenza della prova addestrativa. L’attività stessa è consentita a coloro in possesso di apposito tesserino cinofilo, debitamente compilato, predisposto dall’amministrazione provinciale territorialmente competente e rilasciato per il solo tramite dei gestori delle zone di addestramento cani. Il tesserino, anche in questo caso, dovrà contenere i dati anagrafici dell’addestratore e gli estremi dell’iscrizione del cane all’anagrafe canina.
  4. La vigilanza per il rispetto delle norme e dei regolamenti venatori all’interno delle zone addestramento cani è affidata alle guardie giurate venatorie volontarie appositamente incaricate dall’associazione alla quale è stata affidata la gestione della zona addestramento cani, nonché a quelli previsti all’articolo 43 della presente legge. La durata dell’autorizzazione è accordata per un periodo di 6 anni ed è rinnovabile. Le zone addestramento cani dovranno essere tabellate su tutto il perimetro e sulle strade interne, con la scritta “Zona addestramento cani -accesso consentito ai soli autorizzati”.
  5. La domanda di autorizzazione per la zona addestramento cani deve essere inoltrata all’assessorato caccia della provincia dal legale rappresentante provinciale dell’associazione od ente richiedente corredata dai seguenti documenti:
    a) mappa catastale 1/4000 e corografie del territorio;
    b) consenso dei proprietari o dei conduttori dei fondi con relativo estratto catastale dei territori da assoggettare al vincolo;
    c) regolamento per l’accesso ed il funzionamento della zona addestramento cani;
    d) certificazione attestante il riconoscimento dell’associazione nazionale od ente richiedente.
  6. Le zone addestramento cani in atto al momento della entrata in vigore della presente legge si intendono automaticamente prorogate fino alla scadenza del sesto anno compatibilmente al consenso dei proprietari o conduttori dei terreni inclusi nella zona addestramento cani, se non è intervenuta disdetta. I danni provocati alle colture agricole ed alla fauna selvatica sono a carico del titolare dell’autorizzazione.
  7. Nelle zone di ripopolamento e cattura, le province possono autorizzare gare per cani da caccia iscritti e non iscritti nei libri genealogici riconosciuti dall’ENCI alle seguenti condizioni:
    a) assenso preventivo dei proprietari o conduttori dei fondi territorialmente interessati;
    b) preventiva definizione delle misure volte alla salvaguardia della fauna selvatica e delle colture agricole;
    c) divieto di sparo;
    d) parere favorevole del CTFVP competente; alle medesime condizioni negli ATC e nelle aziende agro-turistico-venatorie, possono essere svolte, previa comunicazione alla provincia, che ha facoltà di divieto, gare di cani da caccia, anche non iscritti nei libri genealogici ENCI, regolarmente denunciati a norma di legge.
  8. La Giunta regionale, autorizza, sentito l’ENCI ed il CTFVR, l’istituzione di campi di gara fissi che possono avere dimensioni superiori a quelli previsti dalla presente legge. Detti campi nei quali è comunque vietato lo sparo sono considerati impianti sportivi ad ogni effetto. La provincia, pubblica in allegato al programma annuale degli interventi faunistico-venatori, l’elenco delle gare cinofile di rilievo regionale, nazionale o internazionale, organizzate nelle zone e nei campi di gara istituiti nel territorio di competenza.
  9. I comitati di gestione degli ambiti territoriali di caccia autorizzano, su richiesta delle locali associazioni venatorie nazionalmente riconosciute, l’istituzione di zone destinate al solo allevamento dei cani, previo assenso dei proprietari o conduttori dei fondi. Tali zone non potranno avere superficie superiore ai tre ettari

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